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Mercoledì, 26 Aprile 2017 13:03

Testo unificato alternativo e licenza ricreativa

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Nell'acceso dibattito sul Testo unificato per il settore ittico che prevede l'istituzione di una licenza onerosa per la pesca ricreativa in mare, è passata quasi inosservata una proposta alternativa a quella, a firma Catanoso, Oliverio, Caon, portata recentemente in audizione in Commissione Agricoltura.

Il Testo discusso in audizione era quello modificato a seguito delle proteste di piazza della pesca commerciale ma le modifiche hanno interessato anche l'argomento licenza ricreativa.

Dopo solo tre giorni (7 aprile) dalla pubbicazione (4 aprile) del Testo modificato e poi andato in audizione (12 aprile), viene pubblicata una proposta alternativa a firma degli onorevoli Venittelli , Crivellari, D'Incecco.

E' la stessa On. Venittelli a rilanciare sui social network che la proposta intende "andare incontro alle esigenze dei pescatori".
Se viene fatto riferimento a molte novità, per la pesca ricreativa tutto sembra risolversi nella conferma della istituzione della licenza e nel ritorno alla attribuzione di una quota per la gestione della pesca "sportiva" che viene (la gestione) affidata al CONI.
Se il rapporto tra le due proposte è difficile da comprendere, ancora meno lo è il ritorno dell'aggancio al CONI a stretto giro dalla sua eliminazione nel Testo andato in audizione. A volte le proposte hanno una funzione strumentale ma la loro formulazione è comunque significativa di un indirizzo.

Riportiamo qui sotto l'estratto riguardante i proventi della licenza dai testi, che per comodità riferiremo agli Onorevoli Venittelli e Oliverio.
Segnaliamo ancora che, se si può immaginare che i termini vengano usati per convenzione, sarebbe utile oltre che dovuto,che le definzioni utilizzate fossero solide e riscontrabili. Indicare la pesca "sportiva"  in senso letterale può essere interpretato come riferimento esclusivo alle attività agonistiche, interpretazione del resto suffragata dalla menzione del Comitato Olimpico CONI come destinatario dei proventi. Le ipotesi ricavabili dal testo sono quindi entrambe stravaganti: o la destinazione è tutta per l'agonismo o all'ente che si occupa di agonismo viene affidata la gestione di tutta la pesca non commerciale.

Ecco le tre versioni:

Venittelli:
I proventi derivanti dal pagamento del contributo di cui al comma 3 sono versati all’entrata del bilancio dello Stato. Una quota delle risorse pari all’80 per cento è destinata al Fondo. Il restante 20 per cento è destinato alla pesca sportiva la cui gestione è affidata al CONI.

Oliverio prima delle modifiche:
I proventi derivanti dal pagamento del contributo di cui al terzo comma sono versati all'entrata del bilancio dello Stato. Una quota delle risorse pari al 60 per cento è destinata al fondo per lo sviluppo della filiera ittica previsto al comma 1 dell'articolo 2; un'ulteriore quota pari al 30 per cento delle predette risorse, è destinata ad incrementare l'autorizzazione di spesa di cui al citato articolo 2, comma 98, della legge n. 244 del 2007 e è utilizzata anche per il finanziamento delle attività di vigilanza, controllo e contrasto al fenomeno della pesca illegale svolta dal Corpo delle Capitanerie di porto ed una quota del 10 per cento destinata alla pesca sportiva la cui gestione viene affidata al CONI.

Oliverio dopo le modifiche:
I proventi derivanti dal pagamento del contributo di cui al comma 3 sono versati all'entrata del bilancio dello Stato. Una quota delle risorse pari al 50 per cento è destinata al fondo per lo sviluppo della filiera ittica previsto dall'articolo 3 della presente legge. Un'ulteriore quota pari al 30 per cento delle predette risorse, è destinata ad incrementare l'autorizzazione di spesa di cui al citato articolo 2, comma 98, della legge n. 244 del 2007 e è utilizzata anche per il finanziamento delle attività di vigilanza, controllo e contrasto al fenomeno della pesca illegale svolta dal Corpo delle Capitanerie di porto ed una quota del 20 per cento destinata alla promozione della pesca sportiva.

Abbiamo già ampiamente commentato sia la parte seria che intende penalizzarci, che quella surreale dell'affidamento della gestione della pesca non commerciale, ma viene ancora da chiedersi, a parte quella che a molti sembra una forte dose di faccia tosta, come a tale livello di responsabilità possa continuare a non esserci nessuna concreta iniziativa di ricerca e valutazione dei fattori tecnici e delle posizioni dei portatori di interessi.
Forse i contatti su cui possono contare gli Onorevoli sono insufficienti o non sufficientemente forti o non abbastanza disinteressati, oppure rimescolare le stesse carte è solo una banale strategia per confermare la tendenza condivisa dai gruppi politici.

Il tutto è in palese ed aperto contrasto con il settore ricreativo e sembra più che mai determinato ad assuefarci all'idea riproponendola in modo seriale con lievi variazioni.
Il variegato gruppo politico che sta sostenendo questa linea, sembra essere sulla buona strada per restare negli annali italiani della pesca come esempio di arroganza e di arbitrio nei confronti non solo dell'oltre un milione di cittadini direttamente interessati ma di tutto il comparto pesca e dell'economia ad esso collegata. Forse le cause stanno nella insufficiente conoscenza delle materie per le quali si intende legiferare o forse in un disegno deliberato, condizionato dal contesto: in entrambi i casi i pescatori ricreativi non possono che indignarsi per come gli Onorevoli si presentano sorridenti a dirci che vengono incontro alle loro esigenze.
Fermi nella speranza di eccedere nel pessimismo, crediamo che qualsiasi formulazione di questo approccio al settore ricreativo non potrà che inaugurare una stagione nella quale i problemi aumenteranno nonostante la dotazione finanziaria a disposizione.

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