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Martedì, 08 Agosto 2017 15:06

Interventi per il settore ittico – nuovi emendamenti

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Lo stralcio dalla norma di Interventi per il settore ittico della previsione di istituzione di una licenza onerosa per la pesca ricreativa in mare è stata accolta con entusiasmo dal settore ricreativo ma la prospettiva della licenza è ricomparsa immediatamente negli ultimi emendamenti approvati per il successivo iter legislativo.

Visti tanto il pregresso di questa proposta quanto la consuetudine dei percorsi normativi nelle nostre istituzioni, c’è da aspettarsi che ci saranno ancora cambiamenti se non ulteriori, forse auspicabili, massicci stralci di parti di testo.

La novità di maggiore peso politico è, fin qui, la doppia delega al Governo per il riordino della normativa, in generale per il comparto pesca entro diciotto mesi (quindi rinviato al prossimo governo visto che nel frattempo ci saranno le elezioni politiche) e in particolare per la pesca ricreativa entro sei mesi (se niente cambia nel frattempo).
L’articolo 13 contiene il nuovo, temporaneo, approccio al tema della pesca ricreativa. Un tentativo che sembra principalmente finalizzato a tenerla in ostaggio.

 Articolo 2
(Delega al Governo per il riordino e la semplificazione della normativa in materia di pesca e acquacoltura)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo con il quale provvede a raccogliere in un apposito testo unico tutte le norme vigenti in materia di pesca e di acquacoltura, apportandovi le modifiche necessarie per la semplificazione, il riordino e l’aggiornamento della normativa.
...

Articolo 13
(Delega al Governo per il riordino della normativa in materia di pesca sportiva)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per il riordino della normativa in materia di pesca sportiva e il suo adeguamento alle disposizioni dell’Unione europea.
2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) modificare la normativa vigente in materia di pesca marittima includendo la pesca sportiva tra le attività di valorizzazione della risorsa ittica, anche nell’ambito dei distretti di pesca;
a-bis) prevedere un sistema di rilascio delle licenze che tenga conto del sistema di pesca praticato, della tipologia e delle dimensioni delle imbarcazioni utilizzate e del soggetto richiedente, anche ai fini di un censimento volto ad accertare il numero dei pescatori sportivi ed il quantitativo del pesce pescato;
...

L’idea di trattare la materia in modo organico è tanto interessante quanto scontata ma quello che desta una forte preoccupazione  è il rimando allo strumento del Decreto.

Va sottolineato che il testo mette in rapporto la pesca ricreativa con la valorizzazione della risorsa ittica: un argomento di forte prospettiva soprattutto se collegato alla previsione di una ricerca scientifica sul settore ricreativo nei suoi aspetti ambientali, sociali ed economici.
Nel rovescio della medaglia c’è un dubbio di interpretazione della valorizzazione della risorsa ittica, per la consuetudine di dare valore alla risorsa solo nella filiera commerciale, configurando quindi per la pesca ricreativa il ruolo di concorrente e di elemento contrario alla valorizzazione commerciale.

Il punto a-bis) è quello che riprende al volo la previsione di istituzione della una licenza e lo fa in una forma che conferma la parzialità di approccio e la strumentalità alle politiche di prelazione commerciale.
Se la licenza deve essere uno strumento finalizzato alla ricerca scientifica, la parola “anche” è illuminante di un metodo ambiguo (evidentemente ci sono altri fini dati per sottintesi e per prioritari)  che trova immediata conferma nelle parole successive dove si individuano come bersagli di studio solo due fattori quantitativi.  Scrivere “quantitativo di pesce pescato” sembra confermare la posizione della pesca ricreativa come concorrente della pesca commerciale per l’uso delle risorse mentre scrivere “numero dei pescatori” fa pensare solo alla base censuaria per l’applicazione di una tassa. Per restare sul solo aspetto quantitativo, mancherebbe quanto meno di considerarlo negli aspetti sociali ed economici che sono sempre in primo piano nelle politiche per la pesca commerciale.

Nello testo emendato sono riscontrabili altri spunti di riflessione attinenti alla pesca ricreativa, ad esempio in tema di Pescaturismo e di pesca al tonno rosso.
Per il Pescaturismo viene confermata la fornitura di servizi per la pesca ricreativa, mentre per il tonno si indica l’attribuzione di un contingente di cattura alla pesca ricreativa con la frase " riservando un contingente specifico alla pesca ricreativa e sportiva (SPOR)" che conteneva in precedenza l'ambiguo inciso "ove appropriato".

In sintesi, la prospettiva di riordino normativo per il comparto pesca ci fa rischiare di coltivare la speranza di interventi che è difficile corrispondano a quelli degli estensori della proposta.
Anche per questo diventa indispensabile ed urgente la concentrazione dei soggetti coinvolti sui punti più significativi e controversi della normativa in tema di pesca ricreativa.
Lo spartiacque tra diverse impostazioni potrebbe darci una vera prospettiva di sviluppo ed integrazione o, al contrario, aggravare lo stato di marginalizzazione e subalternità del settore, che è anche il migliore terreno di coltura per l’illegalità, per il mantenimento dell’arretratezza culturale e per la persistenza di cattive pratiche nelle attività di pesca.

 

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