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Venerdì, 22 Aprile 2011 10:45

Mini / Micro idroelettrico

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Pubblichiamo l'articolo uscito sulla rivista La pesca a mosca e spinning n. 4 Agosto-Settembre 2010 - Rubrica FISH FACTS a cura di M. Sammicheli

Periodo di funghi? No, di micro centraline.

Nel paese del sole la tutela ambientale trova sempre modi fantasiosi per esprimersi. Ecco quindi che dalla sacrosanta crociata per l’utilizzo di energia pulita nascono aberrazioni che stanno mettendo in ginocchio gli ultimi ecosistemi acquatici rimasti quasi intatti. L’Italia è un paese pratico quando si tratta di soldi, far filosofia va bene, ma far soldi è decisamente meglio, farli in tempi brevi e con poca fatica è addirittura gagliardo. Capita così che l’acqua che avanza al netto di quella incanalata, imbrigliata, convogliata, stoccata, usurpata a fini agricoli diventa un ottimo strumento di brokeraggio per il grande business dei certificati verdi. Perché quando si parla di micro centraline, capaci di produrre una quantità ridicola di energia elettrica rispetto ai costi di progetto e realizzazione, non si può prescindere dal vero guadagno che è quello dei certificati verdi.

Che cosa è un certificato verde?

Se consideriamo la mera definizione è una certificazione attestante l'energia prodotta in un determinato anno da un produttore di energia da fonti rinnovabili. Nel nostro caso da fonte idroelettrica. Un certificato verde corrisponde alla produzione di un MWh di energia. Ma la definizione da sola non spiega poi molto. Facciamo quindi un passo indietro. Il DL 16 marzo 1999 n. 79 ha imposto a produttori ed importatori di energia da fonti fossili l'obbligo di immissione nel sistema elettrico (inizialmente pari al 2%, dal 2008 pari al 3.85% della loro produzione totale) di energia prodotta da fonti rinnovabili. Tale immissione, secondo il decreto, può avvenire tramite produzione propria o tramite acquisto di 'titoli' chiamati certificati verdi.  Questi sono rilasciati dal GSE (Gestore Servizio Elettrico) ai produttori che ne facciano richiesta e che abbiano ottenuto la qualifica di "impianto a fonti rinnovabili" (IAFR) dal GSE stesso. I produttori potranno venderli a chi ne farà richiesta.

Che fa quindi il produttore di energia da fonti fossili, definito  "soggetto all'obbligo"?  Riduce la sua produzione compensandola con la percentuale di energia pulita a suo carico? Sarebbe opportuno lo facesse, in realtà continua a produrre la sua energia 'sporca' nella quantità che ritiene opportuna lavandola con l'acquisto dei certificati verdi.  Un certificato verde ha validità 3 anni, può cioè essere speso nell'anno di acquisto o nei successivi due.

Se esiste una offerta ed esiste una domanda deve esistere un mercato.

E' il Mercato Elettrico in cui domanda e offerta si incontrano. La controparte, per acquirenti o venditori, unica, è il GME il Gestore del Mercato elettrico: paga i venditori e riceve i pagamenti dagli acquirenti. Il prezzo di riferimento è fissato annualmente per legge ed    è dato dalla    differenza tra il valore    fisso di 180 €/MWh ed il valore medio annuo del prezzo di cessione dell'energia elettrica nell'anno precedente. In base a questo calcolo nel 2008 un certificato verde valeva  sul mercato (prezzo massimo di mercato)  112.88 €/MWh.

Solo i soggetti all'obbligo possono acquistare i certificati verdi?

Certamente no, lo possono fare anche i grossisti, i traders, gli intermediari degli scambi che possono avvenire anche sulla borsa informatica gestita dal GME nelle apposite sessioni di mercato. L'ECO-business aumenta in maniera esponenziale.

Dopo questa lunga premessa riesce più facile fiutare odore di  denaro che di ecologia. Ed in parte si spiega la corsa (incentivata) alla produzione di energia da fonti rinnovabili, anche attraverso le sempre più numerose micro centraline dalle quali siamo partiti.

Dal torrente alla micro centralina.

In Italia le norme in materia ambientale sono disciplinate dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 ed integrate territorialmente da leggi e regolamenti regionali per l'attuazione del Piano Regionale Tutela delle Acque.

Il generico Signor Rossi (proponente) che decide di presentare un progetto per costruire una micro centralina deve adeguarsi a quanto definito nel Decreto Legislativo sopra nominato ed in particolare a quanto previsto dall'Art. 4 comma b focalizzando l'attenzione   "... sull'obbligo alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che deve tener conto del reale rapporto costi-benefici del progetto dal punto di vista ambientale, economico e sociale" e che deve essere "...presupposto o parte integrante dell'intero processo di autorizzazione o approvazione" da parte dell' Amministrazione Provinciale interessata.

C'è da chiedersi quali strumenti le amministrazioni abbiano a disposizione per riuscire a valutare il reale rapporto costi-benefici del progetto dal punto di vista ambientale, economico e sociale soprattutto considerando che non è valutato il valore ambientale, economico e sociale del torrente prima della costruzione della micro centralina. Già, il punto è nodale. Non si ha a disposizione nessun dato relativo al valore economico e sociale di un luogo, in particolare di una risorsa che può essere fruita in modo alternativo al mero sfruttamento per la produzione di energia idroelettrica. L'amministrazione chiamata a valutare un progetto del quale viene esplicitata la resa economica diretta o indiretta (a favore di pochi o della collettività? ) non ha,  per contro, dati alla mano relativi alla fruibilità turistica del luogo, alla resa economica di quel tratto di torrente se valorizzata, ad esempio, la pesca ricreativa con l'indotto che può generare e i conseguenti benefici per la comunità locale con un impatto praticamente nullo sull'ambiente.

Il proponente deposita a sue spese (con l'obbligo di annuncio a mezzo stampa) il progetto presso la Provincia e tutti i comuni interessati dove deve essere esposto e consultabile al pubblico per 60 giorni. In questi 60 giorni chiunque, anche il semplice cittadino, può (ed è sempre meglio farlo) depositare osservazioni in riferimento al progetto presentato. Allo scadere dei 60 giorni viene istituita la Conferenza dei Servizi, una commissione tecnica consultiva di cui possono far parte, oltre agli organi tecnici dell'amministrazione e al proponente, l'ARPA, la Forestale, eventuali società che si occupano di ittiologia e passaggi per pesci. Sono lette le osservazioni depositate in relazione al progetto che possono dare origine a prescrizioni alle quali il proponente dovrà attenersi o,  in caso le prescrizioni siano in numero elevato,  la richiesta di presentazione di un nuovo progetto che abbia le caratteristiche volute, fino al totale respingimento del progetto stesso se non soddisfacente le caratteristiche richieste dalla VIA, da quanto previsto dalle leggi regionali o per errori formali.

Un'attenta lettura del progetto proposto e una accurata lista di osservazioni  può condizionare l'approvazione del progetto.

Quale è uno dei grossi problemi derivanti dalle micro centraline?

Il prelievo idrico a fronte del quale raramente vi è una congrua restituzione, in particolar modo quando queste captazioni si susseguono senza soluzione di continuità per la gran parte del corso del torrente. Ciò porta, nella migliore delle ipotesi,  a far vivere il torrente in uno stato simile al regime di magra per gran parte dell'anno con conseguenze disastrose sull'ecosistema. La restituzione obbligatoria minima da garantire è definita per legge regionale in base a calcoli piuttosto complessi relativi a ciascun bacino individuato e viene definita Deflusso Minimo Vitale (DMV), ovvero la  quantità minima di acqua necessaria  non per far vivere dignitosamente il torrente, bensì per non ucciderlo definitivamente.  La carenza di dati sistematici relativi alla reale quantità d'acqua restituita ha fatto fino ad oggi il gioco dei gestori. A fronte di una restituzione teorica dichiarata  di impianto nel rispetto del DMV imposto, la restituzione reale è stata ed è nella maggior parte dei casi inferiore, se non in casi limite addirittura nulla con l'occlusione volontaria dei punti di restituzione. Già garantire il  DMV  (minimo vitale al di sotto del quale non c’è speranza di sopravvivenza) rende qualsiasi opera di captazione altamente invasiva, disattenderne il rispetto  è condannare a morte certa l’ecosistema acquatico.

Consideriamo ad esempio la Regione Piemonte

L'allegato A del regolamento regionale 8/R del 17/07/2007 riporta il calcolo del DMV idrologico e DMV di base per le acque Piemontesi, più in generale questa legge definisce la regolamentazione per quanto concerne i rilasci a valle di un prelievo. Tali prescrizioni devono essere rispettate e già considerate in fase di progetto di una nuova micro centralina o di adeguamento di quelle esistenti. Verificare la quantità di acqua rilasciata a valle di una captazione non è facile, nè immediato, ma censire tali dati è fondamentale per garantire il rispetto di quanto dichiarato in fase progettuale. Per questo recentemente i regolamenti regionali stanno andando in questa direzione: il regolamento regionale 7/R del 25 giugno 2007 stabilisce a tale scopo che ciascuna opera di presa (adeguamento anche di quelle già in opera) con determinate caratteristiche debba essere soggetta ad obbligo di misurazione della restituzione e munita di dispositivo di misurazione (allegato B)  e registrazione (su supporto informatico)  delle portate restituite, con obbligo della periodica trasmissione di tali dati.  Per agevolare il controllo inoltre la stessa Regione Piemonte ha recentemente abilitato in materia di controllo anche le Guardie Ittiche Volontarie, con competenza a  verbalizzare  su illegalità riscontrate in relazione a passaggi per pesci ostruiti (scale di monta), deflussi minimi non rispettati, e lavori in alveo.

In conclusione

Il valore economico delle micro centraline non è  da ricercarsi nella quantità di energia da esse prodotta (quantità ridicola)  e neppure nella sostenibilità ambientale della loro produzione di energia. Le micro centraline non producono energia 'pulita' in alternativa ad energia 'sporca' bensì, nella maggior parte dei casi,  il loro continuo aumento produce proporzionalmente una giustificazione all' aumento della produzione di energia da fonti fossili. La maggior parte delle amministrazioni non ha sufficienti strumenti  per agire in modo completamente consapevole nella direzione di quanto previsto dalle direttive europee in materia di tutela ambientale,  l'attenzione dei cittadini nei 60 giorni di pubblicazione obbligatoria dei progetti, unico momento in cui si può provare a fare qualche cosa, è scarsa.  Ma è un tema sul quale occorre non mollare mai la presa. Non lo devono fare le associazioni di pescatori, non lo devono fare le associazioni ambientaliste, non lo deve fare la comunità locale. In una società civile evoluta l'acqua non può essere soltanto una risorsa da sfruttare in maniera diretta, ma anche e soprattutto una risorsa da salvaguardare  e di cui godere attraverso attività che possano valorizzarla anche economicamente a beneficio della comunità locale e nel rispetto dell'ambiente e degli ecosistemi.

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