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Lunedì, 24 Luglio 2017 11:00

Tavoli e dubbi.

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Per la pesca ricreativa il tema dei tavoli istituzionali finalizzati alla partecipazione è sempre stato in evidenza a causa della loro mancanza, del loro fallimento o della inclusione minima o nulla della pesca ricreativa stessa.
Vedere il Sottosegretario alla Pesca, On. Castiglione, partecipare all'idea di un nuovo Tavolo è quindi una notizia non da poco ...

e tanto più lo è nel comunicato stampa circolato a stretto ridosso dell'evento.

I soggetti interessati sono " FIPSAS, FIOPS, API, istituzioni politiche, scientifiche e rappresentanze della pesca professionale".

Foto dal sito FIPSAS

 

Un Tavolo in qualche modo parziale per il settore ricreativo vista, quanto meno, la differenza tra le sigle citate e quelle accreditate presso il Ministero.
Certo qualsiasi spazio di partecipazione attiva è oggi estremamente importante ma nondimeno sembra evidente il legame di questo evento con una iniziativa recentemente proposta da FIOPS sulla quale abbiamo già espresso la posizione di APR.

Il nodo sta nel fatto che le tre sigle di portatori di interessi citate sono state ricevute al MIPAAF con riferimento al settore ricreativo e sportivo ma tra esse figura l'associazione dei piscicoltori ovvero delle aziende che allevano pesci. Fatto salvo che l’inclusione di TUTTI i portatori di interessi è per principio giusta e fonte di arricchimento per tutti, si deve considerare che il legame dei piscicoltori italiani con la pesca ricreativa riguarda principalmente la produzione di pesci destinati alle imissioni, a loro volta finalizzate ad aumentare artificialmente, finora esclusivamente in acque interne, la disponibilità di pesci per i pescatori ricreativi.

La proposta, recentemente avanzata in modo generico da FIOPS, è sembrata quella di usare pesci di allevamento per sostenere la pesca ricreativa anche in mare e adesso la giusta combinazione di rapporti ed interessi sembra che possa, paradossalmente, aprire  con questo argomento le porte delle sedi politiche che da anni ignorano completamente qualsiasi richiesta avanzata per la pesca ricreativa, ad esempio per la revisione del regolamenrto del 1968 o per quella delle misure minime o per il varo di una legge quadro o per una ricerca scientifica sulla pesca ricreativa.

Difficile discuterne molto leggendo dell'intenzione di "intervenire in modo rapido al fine di valutare l’entità dell’impatto della pesca sportiva e ricreativa sulle risorse ittiche dei nostri mari". Certo non va sottovalutato che da cosa nasce cosa ma sembra che si parta con il piede sbagliato se è vero che si è a lungo discussa la necessità di uno studio analitico del settore nei suoi aspetti ambientali, economici e sociali e non solo per valutare un impatto, che suggerisce il fatto che quello che interessa è una presunta sottrazione di pesci ai danni di altri e gli unici altri sono i pescatori commerciali.
Assumendo in pieno il rischio del ripetere la solita solfa, c’è ampia documentazione su indirizzi ed impegni formali a suo tempo presi dallo Stato in questo ambito e resta solo da considerare che uno sbilanciamento di questo tipo possa essere strumentale alla evoluzione di un dibattito che resta arenato sui dogmi di priorità commerciale dell'uso delle risorse pubbliche..

Ad ogni modo, oltre alla costituzione di un nuovo tavolo, viene appunto riesumata "la realizzazione di un nuovo censimento che stimi il numero di praticanti la pesca ricreativa e sportiva". Un nuovo censimento è certamente indispensabile ma, come ripetutamente argomentato, non serve a niente di quanto interessa alla pesca ricreativa se non è parte integrante di una ricerca scientifica su tutti gli aspetti del settore. L'esposizione della proposta invece sembra suonare in linea con la finalità di misurazione del solo "impatto" visto che sembra interessi, o che comunque sia degna di citazione, la sola stima del numero dei pescatori e qualche malpensante potrebbe anche arrivare a collegare questo indirizzo ad una necessità censuaria per l'istituzione della licenza a pagamento.
Il tutto non sembra comunicare l'intenzione di sostenere e sviluppare una gestione equa che attui una piena integrazione del settore nel comparto pesca. Si potrebbe al contrario temere l'apertura di spazi per penalizzarla, per farle dissipare energie, per ridurne la presenza e la cultura e se tutti gli spazi di partecipazione sono preziosi è verosimile che ci possano esser due indirizzi.

Da una parte quello dell'utile diretto e sul breve termine per l'economia (della pesca ricreativa in uno scenario di pronto pesca da immissioni) e per il consenso (da parte dei pescatori ricreativi), dall'altra l'idea che una volta attivo un canale di confronto, si aprano altri spazi nei quali introdurre altri argomenti.

Per il solito malpensante non si attenua la paranoia del rischio incombente di un ulteriore affossamento del settore e neanche l'idea che gli eventuali interessi economici coinvolti dovrebbero usare prudenza per evitare che in cambio di risultati positivi di breve periodo si inneschi una deriva negativa di scala generazionale.

Per noi benpensanti è invece opportuno considerare come le cose siano più complesse di quanto non riscontrabile nel linguaggio dei comunicati e come l’urgenza di attivare un rapporto tra istituzioni e settore ricreativo giustifichi strategie delle quali, anche per mancanza di alternative, non resta che provare a fidarsi in attesa di sviluppi ed esiti.

Le notizie di nuovi rapporti ed accordi che ricorrono in questa estate siccitosa, arrivano in perfetto tempismo per dedicare la pausa agostana alla crescita di aspettative che attendono di essere confortate dall'esposizione, annunciata per settembre, di indirizzi ed iniziative indicati come risolutivi dello stallo in cui si trova il dibattito istituzionale sulla pesca ricreativa. Propaganda a parte, è palese come gli argomenti importanti siano ormai sedimentati e che, oltre al timore di sviluppi negativi,  l'aspettativa non sia per una qualche mirabilante novità ma per una azione di lobby efficace nei confronti delle "controparti".

Certamente qualsiasi posizione espressa e qualsiasi iniziativa intrapresa a livello nazionale dovranno confrontarsi oltre che con il pregresso, con il lavoro che in contemporanea si sta sviluppando a livello di Unione Europea. Se l'UE sta drasticamente aumentando la sua attenzione sul Mediterraneo, il primo nuovo e autorevole riferimento potrà sicuramene essere lo studio "Recreational & semi-subsistence fishing - its value & its impact on fish" a cura di Kieran Hyder (CEFAS) di cui è prevista la presentazione in ottobre.

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