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Domenica, 06 Novembre 2016 13:36

Pesca ricreativa e di semi-sussistenza - il suo valore e il suo impatto sugli stock ittici

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Ricerca finanziata dalla UE per la conoscenza della pesca non commerciale.

Dopo la recente pubblicazione dello studio richiesto dalla Commissione Pesca del Parlamento Europeo (PECH) e presentato alla stessa Commissione durante l'incontro del 10 ottobre "Fattibilità della misurazione degli impatti socio-economico e ambientale della pesca ricreativa e di semisussistenza nell'UE", il Parlamento Europeo ha messo a bando per un importo di  120.000 Euro una ricerca sulla pesca ricreativa in mare.

Il vincitore del contratto sarà annunciato in dicembre 2016 dopo di che avrà 14 mesi per consegnare lo studio intitolato “Pesca ricreativa e di semi-sussistenza - il suo valore e il suo impatto sugli stock ittici".

La ricerca permetterà al Parlamento Europeo di avere una immagine della pesca ricreativa, della sua consistenza e del suo valore economico e diverrà molto probabilmente un documento di riferimento per il futuro lavoro del Parlamento Europeo sulla pesca ricreativa.
A livello europeo la European Anglers Alliance (EAA) e la European Fishing Tackle Trade Association (EFTTA) hanno chiesto per più di un decennio uno studio pan-europeo sulla pesca ricreativa da ripetere regolarmente, ad esempio ogni cinque anni, come già accade in alcuni paesi, allo scopo di avere i dati e le valutazioni necessari ai gestori e gli amministratori per poter seguire lo sviluppo delle tendenze nel numero dei pescatori ricreativi, nelle loro catture e nel contributo economico e di posti di lavoro, che a sua volta è necessario per gestire e sviluppare il settore su una base ben informata.

La cifra stanziata certamente non può bastare per il tipo di studio che dovrebbe essere condotto in tutti i paesi della UE ogni cinque anni e che dovrebbe riguardare sia il mare che le acque interne. Ciò nonostante si tratta di una iniziativa importante e di una pietra miliare perché questo possa realizzarsi in seguito, sperando che possa convincere i Membri del Parlamento Europeo che la pesca ricreativa deve essere inclusa in posizione prominente nella Politica Comune della Pesca la prossima volta che questa verrà riformata.

L'ambito europeo dell'iniziativa incoraggia a pensare che possa contribuire a convincere anche le nostre autorità nazionali a cambiare il loro atteggiamento nei confronti della pesca ricreativa.
Per quanto l'argomento sia ormai consunto da 6 anni di rinvio degli impegni presi al tempo della istituzione della Comunicazione Obbligatoria per la pesca ricreativa in mare, ci troviamo in questo scorcio di 2016 a dover di nuovo temere che non ci saranno novità.
In attesa che l'Europa spinga il Ministero ad agire, quello che ci possiamo aspettare è che, come già accaduto, a fine inverno, con qualche mese di ritardo rispetto alla scadenza di validità, ci verrà nuovamente propinata la proroga di uno strumento nato spuntato, ulteriormente ridotto in seguito e mai utilizzato per le finalità di ricerca che ne erano l'unica giustificazione e finalità.

Aspettiamo l'anno nuovo per averne conferma nei fatti e saremmo felici di essere smentiti ma ci sembra che a distanza di meno di due mesi da fine anno, non ci sia da aspettarsi che un'altra tardiva proroga della Comunicazione, che certamente qualcuno considera utile tenere in piedi come ponte per riproporre l'istituzione di una licenza onerosa finalizzata a fare cassa.

Se è di attualità che ci si lamenti del peso della UE in tanti campi, inclusa la pesca commerciale, che vediamo in vario modo penalizzati dalle regole comuni, per quanto riguarda la pesca ricreativa non ci resta, al contrario, che sperare una maggiore ingerenza.

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