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Lunedì, 10 Agosto 2015 15:15

Bracconaggio, sanzioni e controlli.

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Negli ultimi anni nella stampa locale, ma anche nazionale, trovano sempre più spazio i fenomeni di pesca illegale, specie se compiuti da cittadini stranieri. Tra i fattori che incidono sugli stock ittici sicuramente anche la pesca illegale, nel suo significato più ampio, ha una rilevanza ed il regime sanzionatorio non pare commisurato al danno inflitto alla risorsa ittica naturale. 
Da più parti s'invoca l'inasprimento delle sanzioni quale mezzo principe per combattere questi fenomeni, ma questa soluzione non è quella definitiva se non affiancata ad azioni di controllo coordinate e continuative svolte sul territorio Le illegalità, nel campo della pesca, sono molteplici (pesca in periodo proibito, commercio illegale, pesca di frodo etc etc) e quindi per contrastarle servono interventi diversificati: dai controlli nelle banchine durante gli sbarchi, controlli sui luoghi di vendita (ristoranti e mercati ittici) al controllo sul territorio, attività questa che è propria dello Stato ed è proprio qui che incominciano i problemi. Negli ultimi anni grazie a causa della spending review, i fondi destinati ai controlli sono diminuiti causando il razionamento di mezzi e carburanti e divieto di fare straordinari, come se l'illegalità esistesse solo durante gli orari di lavoro. La ridefinizione del ruolo delle provincie e il riordino delle forze armate sta minando il controllo efficace ed efficiente del territorio.
Era nell'aria già da tempo ma con decreto legge 78/2015 l'articolo 5 comma che così recita "1. In relazione al riordino delle funzioni di cui  all'articolo  1, comma 85, della legge 7 aprile 2014, n. 56, e fermo  restando  quanto previsto dal comma 89 della medesima legge relativamente al  riordino delle  funzioni  da  parte  delle  regioni,  per  quanto  di  propria competenza, il personale appartenente  ai  Corpi  ed  ai  servizi  di polizia provinciale di cui all'articolo 12 della legge 7 marzo  1986, n. 65, transita nei ruoli degli enti locali per lo svolgimento  delle funzioni di polizia municipale,  secondo  le  modalita'  e  procedure definite nel decreto di cui all'articolo 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.", il corpo della Polizia Provinciale (di tutte le Polizie Provinciali) sparisce e con essa anche i controlli ad essa affidati dal decreto legislativo 1 marzo 1998 n° 112, tra cui tutela del territorio, lotta ai crimini ambientali,fenomeno del bracconaggio etc. Miglior sorte non sembra accadere al Corpo Forestale dello Stato che probabilmente sarà accorpato ad altri corpi con la speranza che rimanga efficiente almeno dove lo è attualmente.
Emerge quindi, in tutta la sua drammaticità, la completa approssimazione con cui il governo attuale, come tutti quelli che si sono succeduti negli ultimi anni, sta affrontando il tema del controllo del territorio che riguarda non solo le attività di pesca (e caccia), ma anche quelle collegate, come il recupero dell'ittiofauna nei canali in asciutta, il controllo delle immissioni ittiche, ecc,. , attività che sono proprie dell'amministrazione pubblica.
Sino a qualche mese fa, le cose non erano per niente idilliache: la cronica mancanza di risorse, la subalternità della pesca rispetto alla caccia e l'incapacità di moti assessori provinciali, hanno fatto sì che il "governo" del territorio non fosse certo efficiente, ma per il mondo della pesca esistevano comunque uffici e competenze con cui rapportarsi e coordinarsi.
Non ci aspetta certo un futuro radioso stante questa confusione totale di competenze e la cronica mancanza di risorse: di certo la polizia municipale non è attrezzata ne è auspicabile che possa assumere compiti di controllo e pianificazione delle attività di pesca (si piomberebbe in un dedalo di frammentazioni quanti sono i territori comunali). Sperare che siano affidati ad altri corpi di polizia (con l'incombente unificazione delle Forze di Polizia) presenta altrettante, se non maggiori incognite.
Ma esiste un terzo e non meno preoccupante scenario che si prospetta ovvero che si ipotizzi di sopperire alla mancanza di controllo del territorio affidandosi unicamente alle Guardie Ittiche Volontarie (che rischia di essere preludio ad un completo disinteresse alla gestione delle acque e delle risorse ittiche), che sicuramente e inequivocabilmente svolgono una insostituibile funzione di presidio del territorio ma che non possono, per la propria natura giuridica, esercitare una funzione di controllo comparabile con quella di un qualsiasi corpo di polizia, soprattutto in tema di lotta al bracconaggio. Pensare che un corpo volontario da solo possa operare con efficacia ed efficienza, senza che sia formalizzato un forte legame di coordinamento con le forze di polizia (che sino ad ora non si vede e non è nemmeno sul tavolo di discussione) é folle da un punto di vista politico ma sarebbe un danno anche per le associazioni di pesca, lasciate da sole a combattere fenomeni che non possono affrontare per la propria natura giuridica. 
 
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