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Sabato, 31 Agosto 2013 11:23

Animalismo e pesca: poche idee ma molto confuse.

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E' stata recentemente (24/08/2013) pubblicata a pagamento su un giornale quotidiano emiliano ( Corriere della sera – edizione Bologna) una pagina definita "campagna informativa" intitolata "Urlano in silenzio".

11 settembre 2013 - Aggiornamento il  WWF si dissocia dalla inserzione "I pesci urlano in silenzio" (in calce all'articolo)

13 sigle ambientaliste hanno messo lo stemma su un'iniziativa che appare essere sotto l'egida di Animal Liberation (http://www.animalliberation.it/ ) che raccoglie i fondi di eventuali donazioni di sostegno.

 

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Probabilmente sull'onda delle notizie di mezz'agosto sulla crisi della pesca in Adriatico (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/08/24/lallarme-dei-pescatori-in-riviera-pesce-sta-sparendo-dalladriatico/242779/ ) la pagina usa i più consunti argomenti del fondamentalismo animalista con toni cruenti da propaganda urlata al megafono. Un approccio ormai ben collaudato che segue di poco la diffusione dello stesso messaggio tramite lo spot della campagna Mr. Planet http://www.mrplanet.it intitolata "La pesca sportiva non è uno sport"(http://www.youtube.com/watch?v=HBR3y-ETxJc), realizzata da Finelco, del gruppo editoriale RCS di cui fa parte anche Sky Caccia&Pesca e sostenuta da Sorgenia (che costruisce le centraline idroelettriche che distruggono i nostri torrenti), altro tipico esempio di strumentalizzazione di senso che ha provocato una reazione unanime da parte del settore della pesca non commerciale.

La campagna di propaganda chiede esplicitamente ai lettori un sostegno economico a supporto di una informazione palesemente scorretta e contraria agli sforzi positivi che si stanno faticosamente sviluppando e maturando all'interno del settore pesca e che richiederebbero la piena e cosciente partecipazione delle ONG ambientaliste in tutte le sedi istituzionali. La maggior parte di quelle stesse organizzazioni sono invece completamente assenti dal dibattito salvo introdurre periodicamente argomentazioni prive di fondamento che distolgono l'attenzione dai veri problemi per trasformare l'argomento della gestione delle risorse della pesca in una approssimativa e scomposta crociata incapace di produrre qualsiasi proposta concreta.

Il talebanismo vegano, l'antivivisezione che allarga le sue vedute fuori dai laboratori lager, l'amore per i soli uccelli e quello per gli animali con gli occhioni dolci, abbassano lo sguardo verso l'acqua e cadono fragorosamente nel trabocchetto delle contraddizioni. Un lungo discorso sull'anima dei pesci che fa sentire tutti terribilmente colpevoli, un immaginario da film dell'orrore che fa tanta presa sulle buone coscienze e sulle candide sensibilità dell'ambientalismo metropolitano. 
Poi all'improvviso, in calce, il lettore trova un discorso serio che contraddice completamente tutto l'antefatto ma che ne guadagna in enfasi perché le coscienze sono già scosse e sconcertate dalle immagini truculente. Il discorso serio dice che occorre smettere si sfruttare eccessivamente le risorse della pesca, che occorre eliminare la "pesca speculativa e iper tecnologica". Insomma dice che bisogna pescare in modo sostenibile e non che la pesca deve essere proibita in tutte le sue forme come tutta la premessa sembra indicare con estrema chiarezza. Proprio la stessa cosa che dicono i pescatori coscienti e soprattutto i pescatori non commerciali per quanto siano presentati come mostri aguzzini.

Constatando lo stimolo irrefrenabile a pubblicare questo tipo di messaggi ci preme segnalare a questi signori la seria necessità di un reale approfondimento dell'argomento pesca che consideri anche tutto ciò che non conferma e drammatizza il loro preconcetto etico-autistico. Del resto almeno una di queste sigle, il WWF, partecipa con grande attivismo a tutte le sedi consultive del settore pesca a tutti i livelli istituzionali ed interviene sistematicamente sui problemi del settore pesca esprimendo pareri a favore della pesca sostenibile (http://mediterraneo.wwf.it/pesca-sostenibile.html). Certo non potrebbe realisticamente chiedere il divieto assoluto di pescare e l'eliminazione del pesce dalla dieta umana. Non siamo abbastanza fondamentalisti per credere che possa trattarsi di una posizione di avvicinamento indispensabile in una strategia di lungo periodo che tiene nascosto per un futuro migliore il bersaglio grosso di una fantasiosa dittatura vegana. In questo caso da film di fantascienza, lo stemma del panda sulla pagina di cui si parla potrebbe essere solo dovuto all'irruenza di una scheggia impazzita in una sede locale, una sbadataggine per troppo zelo e ignoranza delle strategia globali. Più realisticamente può trattarsi di uno scontro tra diverse anime dell'ambientalismo militante che fanno venire a galla una contraddizione evidente che riteniamo importante segnalare con forza prima di tutto alla stessa organizzazione che la produce.

Gli altri invece dovrebbero dirlo chiaramente a tutti se per loro dovrebbe essere illegale e magari punibile penalmente mangiare pesce. Ce l'immaginiamo la scena dell'irruzione a mano armata delle forze dell'ordine e la gogna pubblica per i genitori che hanno comprato al mercato nero, da un losco spacciatore, la sogliola per il figlioletto. Invece che dei classici cani addestrati le forze dell'ordine potrebbero agevolmente dotarsi di gatti poliziotto per scovare i malfattori ittiofagi. Qualcuno insiste a chiamarla ipocrisia, ma a noi piace di più considerarla una riuscita fusione di ignoranza ed arroganza da parte di persone mosse da una sincera passione ma non dotate di una cultura specifica e tanto meno di una esperienza sul campo e quindi esposte continuamente al rischio di dire scemenze.

13 sigle la dicono lunga sulla diffusione del fenomeno ma soprattutto sulla sua dispersione e sul presumibile spontaneismo di pochi che riescono a sfruttare i media e lo spalleggiamento da parte delle associazioni più note per fare propaganda verso un pubblico del tutto ignaro del tema ma sensibile agli argomenti di etica spicciola del rapporto tra uomo e specie animali. Un sistema verosimilmente efficace sul pubblico grazie alla presa emotiva e di reazione di questo tipo di messaggi che nascono dalle giuste denunce di orrori e vengono poi allegramente strumentalizzati in tutti i campi mischiando ad esempio l'abbandono degli animali domestici e gli esperimenti da clinica degli orrori, con il mostro senza cuore che la domenica pesca dal molo per portare a casa un pesce per il pranzo.

Sigle associate in questo contesto a messaggi del fondamentalismo animalista sostengono a spada tratta ed a viso aperto la piccola pesca artigianale come sistema a minore impatto rispetto alla pesca industriale. Sostengono quindi i responsabili degli orrori che denunciano fino a favorirne l'attività tradizionale addirittura all'interno delle Aree Marine Protette che sono al centro dei loro interessi? Forse pensano che la mancanza di pesci lungo le spiagge balneari, di cui nessuno sembra accorgersi, dipenda dalla pesca a strascico che viene effettuata a largo? Pensano forse che ci siano sacrifici necessari e compromessi da accettare e che al momento giusto ci diranno dove si colloca la soglia che separa la pesca sadica e distruttiva da quella compassionevole, sostenibile e necessaria ad un genere umano che ci viene dipinto come dilaniato tra i suoi istinti naturali e le sue pulsioni etico-mistiche? Davvero l'impegno contro la logica del profitto ai danni delle risorse della pesca deve ridursi all'estemporaneo messaggio "non mangiamo pesci"?

Sono due coscienze che si scontrano e fanno un gran fracasso ignorando la pesca non commerciale, la più sostenibile e naturale che ci sia, se non per scandalizzarsi del fatto che l'amo fa male al pesce, insinuando con parole forti la necessità della rivoluzione vegana. Per il momento non si può fare a meno di reti e palamiti perché ci portano in tavola il pesce e possiamo dedicarci a puntare il dito verso chi invece di delegare ad altri il lavoro sporco limitandosi a scegliere il pesce già eviscerato sul banco del super mercato, usa coscientemente la canna da pesca con la possibilità di scegliere e di controllare l'impatto del proprio consumo di pesce sulle risorse ittiche. Una confusione di idee che spiana la strada alla propaganda della religione vegana che non ha più nessun contatto prima che con la carne e con gli atti violenti che la rendono un alimento, con la terra come con l'acqua dalla quale l'uomo ricava il cibo per il suo sostentamento. Un atteggiamento che vive i suoi giorni di gloria solo quando riesce a far passare il messaggio alle masse indebolendo drasticamente l'efficacia dell'impegno per la sostenibilità della pesca.

Forse sarebbe meglio che queste energie, se devono essere rivolte alle masse, lo fossero per favorire la consapevolezza e la conoscenza dei consumatori sui prodotti della pesca commerciale. Lo abbiamo visto fare sia dalle stesse ONG ambientaliste che dalle istituzioni ed è realmente quella che crediamo sia, ad oggi, la faccia migliore dell'approccio ambientalista ai problemi della pesca. Occorre auspicarsi che le derive animaliste vengano marginalizzate dell'associazionismo ambientalista a favore di un serio approfondimento sul settore pesca che non ignori la pesca non commerciale che ha per sua natura intrinseca il massimo livello di sostenibilità. Insieme a questo l'ambientalismo militante deve riflettere sul fatto che il rapporto tra uomo e pesci trova la sua condizione di massima naturalità proprio nella pesca non commerciale nella quale il singolo compie un atto di predazione diretta che sottrae al mare solo il quantitativo di risorse consumabile dalla propria famiglia.

11 settembre 2013 - Aggiornamento il  WWF si dissocia dalla inserzione "I pesci urlano in silenzio" 
Con una lettera inviata in data 10 settembre al Segretario Generale del RACMED, Marco Costantini, Responsabile del programma Mare del WWF Italia, prende le distanze dalla inserzione a pagamento di cui abbiamo parlato in questo articolo e spiega come il 'Simbolo del Panda' sia finito tra gli altri simboli firmatari di questo manifesto.
Nel 2011, spiega Costantini, un gruppo di volontari locali del WWF hanno sottoscritto un accordo con altre ONG a Bologna. Alcune di queste ONG hanno deciso di pubblicare l'inserzione "I pesci urlano in silenzio" inserendo tutti i loghi delle ONG che avevano siglato l'accordo, Panda compreso. Ma tale posizione non rispecchia le posizioni del WWF sulla pesca. Il gruppo locale del WWF è ora uscito dalla coalizione con le altre NGO e il Presidente del WWF farà seguito con comunicazione ufficiale al RACMED relazionando sull'accaduto.

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