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Mercoledì, 05 Dicembre 2012 21:19

CORMORANI - INTERVISTA AL DOTT. STEFANO VOLPONI - ISPRA

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Intervista  al Dott. Stefano Volponi Ricercatore presso l’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA) - Versione integrale di quella pubblicata (ridotta per esigenze di spazio) sul numero di novembre della rivista Pesca In - Ediservice  a cura di L. Pisano (APR -  Alleanza Pescatori Ricreativi) - Fotografie di S. Volponi

Vorrei introdurre la pubblicazione dell' intervista sul sito APR con un personale commento. Questa intervista è costata mesi di lavoro e una montagna di email. Ma anche un viaggio nella sede emiliana di ISPRA, una richiesta formale di autorizzazione all'ufficio stampa di ISPRA a Roma e tanta tanta pazienza da parte di entrambi. Non è facile l'approccio tra due mondi che si trovano spesso uno contro l'altro, per quanto si pensi di esserne immuni, i luoghi comuni piantano radici profonde. E così da una parte il 'birdpeople', dall'altra 'il pescatore della domenica'. In mezzo cormorani e pesci. Si sono svelati due mondi che si conoscono l'un l'altro davvero poco, e di quel poco conoscono spesso il lato peggiore e più in vista. Suona strano ad un ecologo sapere che esistono pescatori che preferiscono la natura selvaggia al laghetto con pesce di lancio e la bellezza di un ambiente incontaminato ai kg nel cestino, suona strano ad un pescatore pensare che esiste un ecologo che decide di rovinarsi una tranquilla domenica di fine estate per contattare la capitaneria di porto e denunciare un atto di pesca illegale a danno di 'cefali ignari'. Ritengo doverosa questa premessa, anche alla luce del fatto che, contrariamente a Stefano, coordinatore nazionale del censimento, molti dei coordinatori locali si stanno dimostrando restii ad accettare la collaborazione dei pescatori per le operazioni di conteggio. Del resto neppure i pescatori disponibili sono in numero tale da formare code alla porta.
A Stefano Volponi vorrei inviare, attraverso queste poche righe il mio personale ringraziamento. Per avermi fatto imparare qualche cosa di più. Per avermi aiutata a scrollarmi di dosso i luoghi comuni. Per avermi fatto capire che è difficile per tutti, anche per quelli che sembrano ormai lavorare tranquilli sotto un ombrello dal nome altisonante. E a questo vorrei aggiungere un augurio, quello di riuscire a trasmettere, nel suo ambiente, una immagine diversa della pesca ricreativa, in modo tale che possa arrivare quel giorno in cui i birdpeople e i pescatori della domenica saranno semplicemente persone che condivideranno il desiderio di conservare, in equilibrio,  un patrimonio naturalistico (pesci, uccelli) importante.
Laura Pisano



Piumaggio nero con riflessi metallici, becco adunco e collo tenuto piegato ad 'S'... forse per deglutire meglio. Un uccello dalle grandi prestazioni in volo e dalle sorprendenti caratteristiche di nuotatore. Vorace quanto basta e provetto pescatore, semisacro nel folclore norvegese, astuto predatore nelle favole di La Fontaine, da sempre poco amato competitore dell’uomo, è stato prima decimato per l’impatto generato sulle risorse ittiche e poi protetto fino a permettergli di raggiungere numeri tali da tornare, ancora una volta, ad essere considerato un problema. Lo incontriamo nei fiumi e nei laghi, in mare ci avvisa della presenza di pesce e ne riscontriamo il passaggio quando capita di catturare pesci che mostrano evidenti segni di beccate. Cerchiamo di proteggere dalle sue incursioni le poche zone pregiate rimaste nelle nostre acque interne con nastrature. C'è chi vorrebbe abbatterli in massa, chi ritiene debbano ancora essere protetti, chi li addita a causa di tutti i mali e chi li difende a spada tratta. Ma raramente sentiamo parlare seriamente di 'gestione' del conflitto cormorani-pesca. Gestire significa attuare scelte, anche politiche, sulla base di dati scientifici e informazioni accurate così da operare nella direzione del mantenimento di un numero di cormorani definito sostenibile per l'ambiente che li ospita, senza dimenticare che l'uomo e le sue  attività  fanno anch'essi parte dell'ambiente. L’Unione Europea sta lavorando in questa direzione da almeno un decennio. Di cormorani e delle recenti iniziative promosse dalla UE parliamo con il Dottor Stefano Volponi ricercatore che lavora presso la sede di Ozzano Emilia dell’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA ex INFS).

1.
Dott. Volponi, qual'è il suo ambito di ricerca? Con quali strutture collabora?

Da biologo il mio interesse è rivolto all’ecologia, alla conservazione e alla gestione delle popolazioni di uccelli acquatici, in particolare delle specie coloniali ed ittiofaghe, come Dr. Volponi e alle spalle l'Istituto ISPRA di Ozzano Emilliacormorani e aironi, ma anche spatole ed ibis, sterne e gabbiani. Sono interessato a vari aspetti dell’ecologia di queste specie ornitiche ed alle relazioni con le diverse componenti ambientali, con ricerche che spaziano dalla dinamica di popolazione alla composizione della dieta, alla migrazione studiata anche mediante inanellamento, dai fattori di mortalità (parassiti, contaminazione chimica) ai rapporti con le attività produttive e antropiche. Oltre a svolgere le attività istituzionali di ISPRA collaboro a vari progetti promossi da enti di ricerca ed organizzazioni nazionali ed internazionali. Sono membro di vari gruppi di studio dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN) ed in particolare, dai tempi del dottorato di ricerca presso l’Università di Ferrara, del Wetlands International Cormorant Research Group un gruppo internazionale che studia e promuove la conoscenza dell’ecologia dei cormorani.

2. Cormorani e pescatori, una convivenza difficile?

La domanda è apparentemente semplice, ma non esiste un’unica risposta altrettanto semplice e soprattutto univoca valida per tutte le occasioni. Innanzi tutto occorre evidenziare che i cormorani in Italia ed in Europa sono presenti in migliaia di siti, ma le situazioni di conflitto sono molto meno numerose e geograficamente localizzate. Inoltre occorre distinguere i settori della pesca perché ciascun settore è mosso da motivazioni diverse, ha caratteristiche peculiari e differenti livelli di “sopportazione”. Occorre anche distinguere il contesto geografico e temporale perché nello stesso sito, ad esempio il Delta del Po, gli stessi cormorani possono essere considerati un problema importante in inverno (quando foraggiano nelle valli da pesca) ma non altrettanto in estate (quando si alimentano principalmente in mare. Per la pesca commerciale, e includiamo l’acquacoltura, ogni pesce perso viene considerato un mancato guadagno,presente o futuro, ed è facile quindi che qualsiasi causa di riduzione della risorsa ittica sia considerata in maniera negativa, soprattutto per le piccole realtà a conduzione familiare ed al di là del normale rischio di impresa. La pesca ricreativa spesso viene esercitata in ambienti fluviali già in sofferenza e qui anche la presenza di pochi individui può essere percepita come un problema, e può anche esserlo in effetti, ma certamente non è mai la sola causa responsabile di impatti sulla fauna ittica o la pesca. Chiaramente se parliamo di cave o laghetti chiusi, gestiti ai fini di pesca sportiva con rilascio di pesce “pronta pesca”, la presenza di cormorani può vanificare le immissioni di pesce generando, anche in questo caso, un mancato guadagno al gestore. Ma dal punto di vista ecologico, economico ed anche ludico, credo che occorra chiedersi onestamente qual è il valore reale di questa pratica. Considero difficile sostenere le aspettative di chi pensa che ambienti antropici semplificati costruiti e mantenuti artificialmente possano essere protetti nei confronti di un predatore naturale eclettico ed efficiente come il cormorano, mentre sarebbe più efficace ed opportuno operare un cambio di mentalità e promuovere siti a maggior complessità e naturalità cosa che penso darebbe più soddisfazione a chi vede la pesca come un’attività piacevole svolta in natura. Più in generale possiamo dire che qualsiasi uccello ittiofago, presente in numero tale da renderlo evidente all’occhio del pescatore, che si tratti di un lago o di una valle da pesca o di piccolo corso d’acqua, viene percepito come un problema. Fino alla metà degli 1980 il conflitto era sostenuto principalmente da gabbiani ed aironi,considerati specie nocive dalla vecchia legge sulla caccia, ma con l’incremento numerico dei cormorani, prima nelle lagune costiere, poi nelle zone lacustri ed infine nelle zone fluviali, l’attenzione si è spostata su di essi. Le ragioni di tale diffusione sono diverse e la compromissione dei sistemi delle acque interne dal punto di vista ecologico è certamente uno di questi. L’eutrofizzazione e l’inquinamento chimico delle acque, la semplificazione dei corpi d’acqua, la diffusione di specie alloctone ed anche la pesca hanno reso sempre più rara, tra i pesci, la presenza di predatori di grandi dimensioni, come ad esempio il luccio, mentre proliferano pesci di dimensioni medio-piccole, dallo sviluppo rapido e ciclo vitale breve, che numericamente abbondanti e dal comportamento gregario sono facile preda per i cormorani e ne favoriscono la presenza.

3. La Comunità Europea ha riconosciuto il tema del conflitto cormorani-pesca ed ha promosso, ed in vario modo finanziato, diversi progetti di ricerca sul tema, alcuni dei quali hanno visto la partecipazione di stakeholder di diversa estrazione. Può elencarli e descriverli brevemente?

Nel biennio 2000-2002 si è svolto il progetto REDCAFE (Reducing the conflict between Cormorants and fisheries on a pan-European scale) probabilmente la prima iniziativa a livello pan-europeo che ha portato partecipanti di varia estrazione culturale e professionale ad incontrarsi periodicamente per confrontarsi e lavorare insieme sui temi del conflitto cormorani-pesca. Le finalità del progetto non erano quelle di “fare ricerca” sui cormorani, ma di favorire lo scambio di esperienze e punti di vista tra ricercatori (ornitologi, ittiologi) di vari paesi europei (e di Israele) con stakeholder (portatori di interesse) del mondo della pesca e non, tra i quali pescatori professionisti, consulenti e rappresentati di associazioni di pescatori e piscicoltori, protezionisti, amministratori. Come è spesso tipico dei progetti finanziati dalla UE, non è stato possibile raccogliere nuovi dati, ma è stato possibile organizzare incontri per approfondire particolari “casi di studio” (es. pesca professionale tradizionale costiera in Danimarca, pesca sportiva in Inghilterra), analizzare tecniche e mezzi di dissuasione della predazione e di protezione dei pesci utilizzabili nei vari contesti ambientali, confrontare misure e piani di gestione attivi nei paesi europei aderenti o meno alla UE (es. Svizzera, Norvegia) ed in Israele. Ciò ha permesso di riunire per la prima volta una grande mole di informazioni provenienti da contesti geografici, ambientali, sociali e culturali diversi e di renderli disponibili a tutti sotto forma di report tramite il sito del Cormorant Research Group . Successivamente, nel periodo 2003-2006, è stato finanziato il progetto FRAP (Framework for biodiversity Reconciliation Action Plans), rivolto alla gestione dei conflitti tra grandi vertebrati piscivori ed attività umane e che insieme a quelli di lontre e foche ha considerato anche la problematica cormorani-pesca. Sulle basi del REDCAFE, nel 2004-2008 è stata svolta l’azione INTERCAFE (Interdisciplinary Initiative to Reduce Pan-European Cormorant-Fisheries Conflicts) che ha posto l’attenzione sulla necessità di includere nell’analisi e nella gestione del conflitto cormorani-pesca non solo gli aspetti ecologici e tecnici, ma anche gli aspetti culturali, sociali e normativi. Anche in questo caso la UE ha reso possibile l’incontro ed il confronto di stakeholder della più varia provenienza geografica, culturale e sociale. Il gruppo di studio oltre a produrre i report richiesti dalla UE ha predisposto vari documenti tecnici, attualmente in corso di pubblicazione, tra i quali un “manuale cormorano” sui metodi di studio di cormorani e fauna ittica, una “scatola degli attrezzi” (Toolbox) che elenca e spiega le tecniche e le misure (cruente ed incruente) di riduzione della predazione operata da cormorani e uccelli ittiofagi, una sintesi dei fattori ecologici che influenzano dinamica di popolazione e distribuzione dei cormorani in Europa. Ho partecipato direttamente ed intensivamente ai progetti REDCAFE ed INTERCAFE e ritengo siano state esperienze non solo molto utili livello personale, dato che mi hanno permesso di crescere culturalmente e di entrare a far parte di un network internazionale formato da ricercatori di primo livello e persone dalle grandi qualità umane, ma anche occasioni importanti per portare nel contesto internazionale la testimonianza diretta delle esperienze italiane e delle peculiarità del “problema cormorano” proprie del nostro Paese nella convinzione che l’Italia non dovesse e non debba rimanere isolata nel sempre più attivo e importante contesto decisionale europeo.

4. Nel 2008 il Parlamento Europeo ha adottato la 'Kindermann Resolution', che cosa è e quali sono stati i passi successivi intrapresi dalla Commissione UE?

E’ una risoluzione approvata nel dicembre 2008 intesa a promuovere l'elaborazione di un "Piano europeo di gestione della popolazione di cormorani al fine di ridurre il loro impatto crescente sulle risorse ittiche, la pesca e l’acquacoltura, sempre e comunque nel rispetto della direttiva Uccelli”. Ritengo questa iniziativa, peraltro assai poco nota in Italia, molto interessante per almeno due motivi. Il primo: finalmente la parte politica della UE riconosce in modo ufficiale e unitario l’esistenza di un conflitto cormorani-pesca, seppure con grande ritardo rispetto a stimoli ed aspettative di tutti gli stakeholder europei. Ciò è importante perché senza attenzione e sostegno politico (ed economico) ai tecnici ed agli amministratori che si trovano a dover affrontare il “problema cormorani” viene a mancare un punto di riferimento essenziale nel processo decisionale che non può essere demandato solo alla politica locale o regionale, soprattutto nel nostro Paese dove mancano un piano di gestione nazionale e linee guida condivise. Un secondo aspetto importante riguarda i contenuti della Risoluzione: penso in particolare ai punti in cui viene chiesto agli Stati Membri ed alla Commissione di adoperarsi per promuovere il monitoraggio regolare delle popolazioni di cormorano (punti 1, 2, 3), la raccolta e lo scambio di informazioni scientifiche non solo sui cormorani, ma anche sulle popolazioni ittiche, la pesca e la gestione delle risorse alieutiche (punto 12), la necessità di confrontare e valutare costi e benefici di azioni gestionali messe in atto a livello locale, regionale o nazionale dai diversi Paesi (punto 5). Così facendo viene riconosciuto esplicitamente che la problematica si presenta a diversa scala territoriale ed implicitamente che essendo i cormorani uccelli migratori gli effetti di azioni prese a livello locale possono essere inutili o anche controproducenti se attuate senza considerare un più ampio contesto geografico. Non ultimo vorrei evidenziare i contenuti riportati al punto 7 in cui si esorta “la Commissione a presentare un piano di gestione dei cormorani a più livelli, coordinato a livello europeo, che integri nel lungo termine i cormorani nel paesaggio modificato dall'uomo, senza pregiudicare gli obiettivi della direttiva Uccelli e del programma Natura 2000 per quanto concerne le specie ittiche e gli ecosistemi acquatici” ed al punto 10 in cui Commissione e Stati membri sono esortati “a promuovere una gestione sostenibile della popolazione dei cormorani attraverso un coordinamento, una cooperazione e una comunicazione rafforzati a livello scientifico e amministrativo, nonché a definire premesse adeguate per l'elaborazione di un piano di gestione per i cormorani a livello europeo” sottolineando il fatto che anche gli Stati membri e non solo la UE dovrebbero rispondere adeguatamente per la risoluzione del conflitto. Per dare seguito a questa risoluzione la Commissione sta lavorando a delle linee guida per l’applicazione delle deroghe all’Art. 9 della Direttiva Uccelli, mentre ha effettuato una ricognizione comparativa delle attività di monitoraggio del cormorano e delle problematiche esistenti in ciascun paese membro ed ha finanziato il progetto CorMan.

5. Può descrivere brevemente gli obiettivi del progetto CorMan e quali gruppi di stakeholder sono coinvolti attivamente?

Gli obiettivi di CorMan, iniziato nel febbraio 2011 e con conclusione prevista all’inizio del 2014, sono essenzialmente tre. Il primo è realizzare una “piattaforma cormorano”, già pubblicata sotto l’egida della Direzione Generale Ambiente della UE e disponibile in rete. Si tratta di una piattaforma informativa ufficiale, aperta e orientata alle soluzioni intesa a costituire un’area di discussione per dirimere le controversie. Secondo obiettivo è la predisposizione di due censimenti pan-europei dei cormorani, uno delle colonie riproduttive (svolto nella primavera di quest’anno), l’altro degli individui svernanti e prevede il conteggio ai dormitori notturni da effettuarsi nel mese di gennaio 2013. Infine vi è l’istituzione di un gruppo di lavoro definito Liaison Group che comprende rappresentanti di diversi gruppi di interesse e include le associazioni di acquacoltori, allevatori e agricoltori, pescatori ricreativi, cacciatori, protezione della natura e degli uccelli.

6. Nella “Kindermann Resolution” il Parlamento Europeo chiede formalmente alla Commissione UE di fornire dati affidabili e generalmente riconosciuti sulla dimensione totale e la struttura delle popolazioni di Cormorani in Europa, così come i parametri di fertilità e mortalità , e chiede che questi dati vengano aggiornati annualmente. Quando si parla di affidabilità dei dati a cosa ci si riferisce?

Sono generalmente considerati affidabili i dati raccolti in modo coordinato da persone preparate ed esperte secondo metodi appropriati e un protocollo standardizzato. E’ essenziale in ogni caso aver chiaro quali sono gli obiettivi del monitoraggio così da poter ottimizzare qualità del risultato e disponibilità di risorse in termini di personale e mezzi. Nello specifico caso del cormorano (come di altre entità biologiche) dobbiamo considerare che non abbiamo a che fare con oggetti inanimati, che si possono contare ricorrendo a strumenti di misura dedicati, ma con elementi dinamici inseriti in contesti geografici e ambientali i più diversi e complessi per i quali occorre ancora far ricorso alle “risorse umane”. Il livello di precisione dipende pertanto da molti fattori (condizioni ambientali, personale coinvolto, periodo di censimento) oltre che dalla scala spazio-temporale di interesse. Così, ad esempio, è fonte di dibattito infinito la risposta alla domanda”quanti cormorani ci sono in Europa”. E’ evidente che prima di (cercare) di rispondere occorre almeno definire meglio il contesto spazio-temporale a cui ci si riferisce: con “Europa” si intende l’Europa geografica estesa dall’Atlantico ai Monti Urali, quella politica o quella dell’Unione Europea? Questo non è sempre chiaro a chi pone la domanda ed anche nella Risoluzione rimane qualche ambiguità. Inoltre nessuna popolazione è stabile ma segue un andamento fluttuante. Così, ad esempio, la domanda a quale periodo dell’anno si riferisce? Dopo l’involo dei giovani ogni popolazione è al suo massimo annuale, ma una certa mortalità si verifica continuamente e dopo l’inverno molti individui sono morti per le condizioni sfavorevoli cosicché la dimensione della popolazione post-invernale è certamente inferiore a quella post-riproduttiva. E’ anche per tener conto di ciò che il progetto CorMan prevede due censimenti distinti consecutivi. Molto più complicato è ottenere dati di fertilità e mortalità poiché sono necessari studi di maggior dettaglio che possono rendere necessario il controllo dei contenuto dei nidi, del successo di involo, la raccolta pluriennale di dati di soggetti inanellati. Anche se dati di questo tipo sono stati raccolti anche in Italia, per esempio nel delta del Po, in assenza di risorse nuove informazioni verranno raccolte in poche colonie laddove sono in atto progetti specifici di ricerca, penso in particolare ad alcune colonie centro-nord europee come Olanda, Danimarca, Germania e Finlandia.

7. Cosa è il Wetland International Cormorant Research Group e cosa sta facendo in proposito?

Il Cormorant Research Group (CRG) riunisce ricercatori ed esperti interessati allo studio e alla conservazione dei cormorani. Presentato in occasione del terzo meeting internazionale sui cormorani (Danzica, aprile 1993) il Gruppo è nato nell’ottobre 1993 con il riconoscimento ufficiale da parte di Wetlands Internation, l’organizzazione non governativa che a livello mondiale si occupa di conservazione delle zone umide in tutti i suoi aspetti. Il CRG è anche parte del network mondiale che forma la IUCN Species Survival Commission (SSC) e conta oltre 500 membri distribuiti principalmente in Europa, Americhe e Asia. Il CRG non riceve finanziamenti e basa le sue attività sulle motivazioni personali e la partecipazione volontaria dei propri membri. Nessuno del CRG è retribuito per il suo ruolo o la sua attività ed il collante è costituito dalla curiosità e dalla passione per la ricerca. Grazie all’esperienza fatta da molti membri nell’ambito dei progetti REDCAFE e INTERCAFE, nel corso degli anni le capacità all’interno del CGR si sono rafforzate e lo scambio di conoscenze ha permesso al CRG di qualificarsi come punto di riferimento a livello europeo e non solo. Nell’ambito di CorMan il CRG ha il compito di coordinare, insieme ai due istituti responsabili del progetto, l’organizzazione dei due censimenti pan-europei, coadiuvare l’analisi dei dati e presentarne i risultati. Alla fine del progetto il CRG gestirà la banca dati relativa ai censimenti.

8. Per rispondere alla richiesta di aggiornamento annuale dei dati, in alcuni paesi europei i censimenti dei Cormorani avvengono  a cadenza annuale, in Italia?

L’Italia è composta da realtà molto diverse tra loro. In generale possiamo dire che non è mai stata particolarmente interessata a gestire i cormorani in modo unitario e conseguentemente non è mai stata particolarmente interessata a censirli in modo regolare, come peraltro sarebbe auspicabile in considerazione degli aspetti applicativi e gestionali legati a questa specie ittiofaga. Questa tendenza si è senz’altro acuita nell’ultimo decennio dopo che vari tentativi di istituire un gruppo di lavoro cormorani non hanno avuto seguito. Oggigiorno, censimenti periodici vengono svolti in alcune delle regioni dove il cormorano è considerato un elemento problematico; ciò anche perché senza effettuare censimenti non è possibile ottenere un parere positivo per azioni di contenimento. Il cormorano non costituisce però un caso particolare, anzi, poiché vi sono pochissimi programmi di censimento regolare delle specie di uccelli selvatici che coprono tutto o gran parte del territorio nazionale. Tra questi sono da citare il censimento invernale degli uccelli acquatici (International Waterbirds Census) promosso da Wetlands International e da sempre coordinato nel nostro Paese dall’ISPRA ex-INFS, ed il Monitoraggio Italiano Ornitologico (MITO 2000) che monitora la distribuzione e l’andamento delle popolazione di circa cento specie di uccelli definite “comuni”. Altri progetti, nati e portati avanti da enti o gruppi di ricercatori, sono rivolti al censimento di singole specie o gruppi di specie, ma raramente hanno luogo su base annuale o coprono tutto il territorio nazionale (un esempio per tutti il progetto Garzaie che copre Piemonte e Lombardia). Come peraltro avviene in altri paesi, in Italia manca una regia unitaria per la realizzazione di un monitoraggio regolare dell’avifauna selvatica, peraltro previsto dalla legislazione comunitaria. Inoltre, anche quando i dati vengono raccolti, per esempio grazie a progetti specifici, raramente vengono conservati un una banca dati unitaria o risultano facilmente accessibili per successive analisi. Non è tanto un problema di capacità, quanto di buona organizzazione e - in parte - di risorse. Un passo avanti significativo sarebbe riuscire a riunire le mille iniziative che a livello locale, provinciale o regionale vengono portate avanti da una molteplicità di enti senza un chiaro coordinamento. L’attività prevista per la rendicontazione a fine dicembre 2013 dell’applicazione della Direttiva Uccelli potrebbe costituire una base di partenza. Anche la Risoluzione Kindermann che prevede da parte degli Stati Membri la comunicazione annuale alla UE dei dati di consistenza numerica dei cormorani può costituire uno stimolo ad iniziare una attività di monitoraggio coordinato a livello nazionale. Il primo passo potrebbe essere quello di incaricare una struttura appositamente dedicata che operi per i ministeri interessati in base a precisi indirizzi comunitari. Tuttavia considerando la situazione economica attuale mi riesce difficile pensare che questo possa avvenire, almeno in tempi brevi e nel prossimo futuro. Anche in Francia dove pure il conflitto cormorani-pesca è estremamente acceso e vi è una efficace organizzazione centralizzata, la continuazione dei censimenti nazionali biennali di colonie e dormitori invernali pare essere in forte dubbio.

9. Nidificanti e svernanti in Italia. Quali le differenze? In che modo se ne effettua il censimento? (diverse modalità, periodo, metodologie)

Nelle colonie i nidi vengono contati nella fase di massima occupazione, ovvero al centro del periodo di circa 60 giorni in cui si completano cova delle uova ed allevamento dei pulcini. Conteggi troppo precoci o tardivi possono dare risultati molto diversi ed imprecisi poiché possono tralasciare coppie insediate tardivamente oppure contare nidi usati l’anno precedente, o costruiti ma poi non occupati o abbandonati. Questo censimento è relativamente facile perché si hanno a disposizione quasi due mesi per effettuare il conteggio dei nidi e pochi ricercatori possono operare in più siti riproduttivi. Al di fuori del periodo riproduttivo si possono usare due diversi metodi di conteggio la cui scelta dipende dalle finalità del censimento. Nel primo caso i cormorani vengono contati di giorno nelle aree di alimentazione, in modo analogo a quanto viene fatto per gli altri uccelli acquatici durante i censimenti IWC di metà gennaio. Alternativamente poco prima del tramonto i cormorani vengono conteggiati al dormitorio notturno (roost) dove si riuniscono gli individui che di giorno si disperdono nelle zone di alimentazione distanti anche 20-40 km. Censire la popolazione svernante risulta più complicato in quanto i conteggi vanno effettuati contestualmente ed in un arco di tempo quanto più breve possibile così da evitare che gli uccelli si spostino in altre aree (o dormitori) con il rischio che non vengano contati o al contrario siano contati due volte (!). I risultati dei conteggi svolti nelle aree di alimentazione ed al dormitorio danno spesso risultati diversi dando luogo a dispute difficili da dirimere sull’entità delle presenze. In vari paesi europei i censimenti vengono svolti in un singolo week end, quando sono disponibili i rilevatori volontari, mentre in Italia ciò non è possibile in quanto a metà gennaio si è ancora in piena stagione venatoria. I conteggi vengono quindi svolti di martedi e venerdi, giorni di silenzio venatorio, e si protraggono per almeno una-due settimane attorno alla metà del mese. In Italia i siti da censire possono essere molte decine (dormitori) o anche diverse centinaia (aree di alimentazione) e per garantire una adeguata copertura del territorio in tempi così ristretti sono richiesti molte risorse e personale disponibile, tenuto anche conto che i conteggi non possono essere svolti con condizioni climatiche avverse, evento assai probabile in gennaio quando gelo intenso, neve e nebbia possono protrarsi per più giorni limitando ulteriormente l’operatività sul campo o inficiando i risultati della raccolta dati.

10. Quali sono, tra stanziali e svernanti, i cormorani che, in Italia, generano maggior impatto sulle risorse ittiche? Tale impatto è stimabile?

Anche in questo caso è impossibile pensare di fornire una risposta univoca. La valutazione dell’impatto non può prescindere dalla valutazione dell’attività economica, delle condizioni ambientali e delle popolazioni ittiche interessate. Se un corpo d’acqua è frequentato da cormorani significa che ci sono presenze significative di pesce, ma non sempre questo si traduce direttamente in un qualche impatto. Dipende quindi dal contesto, ma considerati i numeri in gioco è ovvio dire che in Italia i cormorani svernanti (circa 55.000 individui) sono una causa di impatto più probabile dei nidificanti (poco più di 3.000 coppie). Per stimarne l’impatto occorre ragionare per ambiti ben definiti e circoscritti di cui si conoscano non solo il numero di cormorani-giorno ma anche la consistenza degli stock ittici. Ciò è evidentemente più facile per ambienti artificiali e chiusi in cui avvengono immissioni di materiale ittico, mentre è più difficile o impossibile in ambiti fluviali, lacustri e costieri dove le conoscenze sulla dinamica degli stock ittici sono spesso limitate se non inesistenti. Un cormorano mangia mediamente circa 450 grammi di pesce al giorno e deve mangiare tutti i giorni. Se non trova cibo si sposta e se non riesce a nutrirsi a sufficienza nel giro di pochi giorni deperisce e muore. Specularmente un cormorano non fa ‘overfishing’ perché anche un significativo incremento di peso avrebbe effetti sulla capacità e le performance di volo, cosa risaputa da chiunque abbia volato con compagnie low cost che fanno pagare come oro il trasporto di un solo chilogrammo di bagaglio di troppo…

11. Uno degli scopi del CorMan è produrre dati affidabili, vi sono fondi destinati per le operazioni di rilevazione?

I fondi messi a disposizione dal CorMan sono destinati a coprire le spese generali di progetto e quelle di coordinamento; non ci sono fondi destinati espressamente alla raccolta dei dati o ai singoli rilevatori. Il budget disponibile è limitato e deve essere diviso per i numerosi paesi interessati. A parte l’esigua disponibilità di fondi, dal punto di vista logistico e fiscale è risultato impossibile prevedere un meccanismo per cui fondi europei possano arrivare a ciascun rilevatore. In alcuni paesi dove i censimenti sono organizzati con il supporto del governo centrale o regionale possono essere previsti contributi o rimborsi spese per i rilevatori (es. Francia), mentre in altri paesi i censimenti vengono svolti da personale già retribuito (guardaparco, ricercatori, ecc.). In alcuni casi dove in inverno vi sono solo pochi individui o siti occupati, i censimenti sono svolti da poche persone a volte anche solo da un ricercatore che compie il sorvolo aereo delle zone umide. In Italia non sono stati previsti fondi specifici per i censimenti CorMan anche se alcune amministrazioni regionali o provinciali – che spero aderiranno al progetto - hanno stretto convenzioni per il censimento degli uccelli acquatici svernanti con associazioni locali di volontari.

12. Per quella che è la sua esperienza italiana ha riscontrato difficoltà di rapporto tra i soggetti coinvolti dalla 'questione Cormorano'? Mi riferisco in particolare a rapporti tra gli stakeholder (pescatori, acquacoltori, cacciatori, ambientalisti, 'bird' people) e tra stakeholder e ricercatori.

Ho partecipato a molti incontri dedicati al problema cormorano sia all’estero che in Italia, spesso su invito di amministrazioni pubbliche e di vari stakeholder. Molte volte le difficoltà di interazione tra vari portatori di interesse nascono dalla diffidenza che ciascuno nutre per l’altro e le sue posizioni. I progetti REDCAFE e INTERCAFE hanno evidenziato che il primo passo verso la risoluzione del conflitto è creare un atteggiamento di reciproca fiducia tra tutti i portatori di interesse coinvolti. Ciò non è sempre facile e negli incontri italiani questo è risultato spesso evidente: molte volte agli incontri è presente solo una categoria di stakeholder: quella che ha curato l’organizzazione dell’evento, a prescindere che si tratti di pescatori, ornitologi o amministrazioni. Inoltre, quale che sia la diffusione degli inviti a partecipare, ogni volta sono presenti (quasi) solo tecnici degli enti locali, oppure solo i pescatori, oppure solo gli ornitologi, e quasi mai i “politici”. Questo ovviamente rende estremamente difficile portare avanti un serio ed efficace dialogo tra le parti coinvolte ed ogni componente rimane convinta delle proprie ragioni. Se posso fare una battuta, devo dire che i cormorani – sarà perché sono uccelli grandi e neri che sembra possano difendersi da sé - non ispirano grande simpatia nemmeno tra i “bird people”, mentre i pescatori, invece, generalmente sono sempre molto arrabbiati anche se non mancano inaspettati ammiratori ...

13. In Italia i conteggi devono essere effettuati da personale non solo competente, ma anche appositamente abilitato dall’ISPRA (ex INSF), in altre zone europee, come ad esempio in Baviera, è stato attivato un sistema di collaborazione tra personale specializzato e altri gruppi di interesse (pescatori) per effettuare i censimenti. La Regione Sardegna ha coinvolto nella conta dei Cormorani, oltre al personale specializzato, un gruppo di  pescatori professionisti (principalmente acquacoltori) dimostrando una apertura nella direzione del coinvolgimento di altri soggetti interessati. Quali i passi da fare per il coinvolgimento formale dei pescatori ricreativi italiani, almeno di coloro  che dimostrano maggiore sensibilità verso le tematiche ambientali, nelle operazioni di censimento?

Contare gli uccelli non è facile ed affinché i risultati siano utili occorre che siano affidabili. In Italia non mi risulta che ci siano mai state grandi offerte di collaborazione da parte del mondo della pesca che di solito è chiuso su se stesso e diffidente nei confronti dei “bird people”, siano birdwatcher o ornitologi. Un caso a parte è quello del progetto pilota svoltosi nel compendio ittico degli stagni di Cabras, in Sardegna, con finanziamento regionale e organizzazione a cura dell’Area Marina protetta della Penisola del Sinis. Il progetto, concluso nel 2011, ha visto una positiva collaborazione tra personale degli enti locali, pescatori e ornitologi locali tutti coinvolti nelle operazioni di conteggio e messa in opera di misure di protezione della fauna ittica e riduzione della predazione operata dal cormorano. Purtroppo è rimasto un caso isolato, sebbene abbia dimostrato che lavorare insieme sia possibile. In generale, ritengo che il primo passo per una collaborazione dei pescatori ricreativi potrebbe essere quello di affiancarli ai tecnici per svolgere i censimenti: per contare occorre essere almeno in due e se oggi con due tecnici riusciamo a censire un solo sito, con la partecipazione di altri due pescatori volontari, anche non abilitati, riusciremmo a censire due siti. Allora giro a Lei la domanda: quanti pescatori crede che risponderebbero davvero ad un invito?

14. In molte realtà le amministrazioni regionali e provinciali sembrano non avere grande dimestichezza con le modalità di gestione dei cormorani; traguardando il prossimo censimento pan-europeo degli svernanti previsto per gennaio 2013, cui l'Italia deve fornire riscontro, viene da chiedersi se le amministrazioni locali siano sufficientemente preparate per farvi fronte e, principalmente, se ne siano adeguatamente informate. Immaginiamo sia il Ministero dell'Ambiente a doverle informare, è corretto? Sono state emesse circolari in proposito?

Non sono al corrente di circolari ministeriali relative al prossimo censimento invernale, anche se la Direzione Ambiente della UE ha comunicato ai governi nazionali la nascita dell’iniziativa CorMan. In occasione dei precedenti censimenti (svernanti del gennaio 2003 e 2009, nidificanti del 2006) ho informato gli uffici regionali e provinciali potenzialmente interessati, ma solo in pochi casi ho ricevuto riscontro e per lo più in base a conoscenza diretta e contatti personali. C’è anche da considerare che a vario livello le competenze su materie legate al problema cormorano sono spesso suddivise tra due o più assessorati (caccia, pesca, agricoltura) con una frammentazione di interessi e competenze amministrative che comportano ovvie difficoltà di contatto e di tempestiva collaborazione. Del resto anche a livello nazionale la gestione dei cormorani e delle problematiche connesse alla pesca sono suddivise tra Ministero dell’Ambiente e Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF). In ogni caso è ovvio che una collaborazione tra più enti è auspicabile se non necessaria.

15. Nel gruppo degli stakeholder del CorMan sono coinvolti anche i pescatori ricreativi rappresentati dalla European Anglers Alliance. Il modo migliore per superare le diffidenze generate da visioni di settore sembra essere quello di iniziare concretamente a lavorare insieme. APR propone il progressivo coinvolgimento dei pescatori ricreativi italiani interessati nelle operazioni di conteggio, e rende disponibile il proprio sito internet www.pescaricreativa.org per la divulgazione di materiale informativo su tutto ciò che è necessario conoscere per dare una mano a chi, formalmente e nella maggior parte dei casi a titolo gratuito, si occupa di censire i cormorani. Nel ringraziarla per il tempo che ci ha dedicato vorremmo strapparle una promessa: definire insieme le prime zone 'sperimentali' in cui, in Italia,  per il censimento pan-europeo degli svernanti del gennaio 2013, personale abilitato e pescatori ricreativi conteranno fianco a fianco.

Certamente può essere interessante ed utile intensificare lo scambio di informazioni ed esperienze tra vari stakeholder e credo sia importante far crescere nei pescatori la consapevolezza che tutto ciò che ruota intorno al mondo dei cormorani e più in generale degli uccelli ittiofagi rappresenta la loro “altra metà del cielo”. Alcune affermazioni riportate con insistenza dai pescatori si basano su luoghi comuni, altre sono assimilabili a leggende metropolitane; di certo una problematica di così difficile inquadramento e gestione non può essere rinchiusa in confini tracciati a linea spessa. Pensare ad una gestione efficace del “problema cormorano” senza considerare al contempo una gestione delle acque nella direzione del raggiungimento di un buono stato ecologico significa voler affrontare i problemi a metà. Peraltro chiedere a gran voce l’abbattimento generalizzato dei cormorani, oltre che tecnicamente improponibile ed eticamente inaccettabile, non porta da nessuna parte, come dimostrano anche le esperienze fatte per anni in altri paesi (es. Francia). Voler limitare un predatore naturale come il cormorano ed al contempo continuare ad immettere quantità ingenti di materiale ittico di scarso valore con il rischio di inquinamento genetico, ibridazione ed alterazione della comunità ittica locale, risulta, dal punto di vista ecologico un azzardo e dal punto di vista gestionale uno spreco di risorse, soprattutto laddove resiste a fatica una fauna ittica autoctona di pregio (ad esempio le trote marmorate). La maturazione dei pescatori e delle amministrazioni sulla questione cormorani può aiutare nella direzione della riduzione del conflitto, nell’acquisizione di familiarità con tecniche di dissuasione che possano essere efficaci nel contesto considerato e nella adozione della corretta procedura in fase di richiesta di parere per il contenimento tramite abbattimento. Riguardo al prossimo censimento dei dormitori, mi piacerebbe davvero che più persone potessero dare una mano, perché ce ne sarebbe davvero bisogno considerato che l’obiettivo è ambizioso, ma tuttavia dubito che si riesca ad essere pronti per il gennaio 2013. Ancora una volta mi sento di ripeterle la domanda: lei crede davvero che i pescatori (come chiunque altro del resto) sarebbero disponibili a dedicare una parte del loro tempo a contare i cormorani?

Un buon modo per saperlo sarebbe iniziare a proporlo...

 

 

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