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Lunedì, 16 Aprile 2012 19:34

Cormorani - La "Kindermann Resolution"

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Che cosa è la 'Kindermann Resolution'?

La Unione Europea da almeno un decennio studia l'impatto dei cormorani sulle risorse ittiche.  Lo ha fatto promuovendo e finanziando diversi progetti di studio (FRAP - REDCAFE), che precedono cronologicamente CorMan, attualmente in corso.

Nel novembre 2008 viene presentata al Parlamento Europeo, Commissione Pesca, dal relatore Heinz Kindermann, una proposta di risoluzione per l'elaborazione di un "Piano europeo di gestione della popolazione di cormorani" al fine di ridurre il loro impatto crescente sulle risorse ittiche, la pesca e l’acquacoltura. Perchè si è sentita la necessità di dare una 'veste politica' attraverso una proposta di risoluzione a tale questione?


Non è immediato dare una risposta a questa domanda, specialmente se non si è seguito l'argomento nel corso degli anni,  la cosa più semplice è leggere le motivazioni nella relazione presentata da Kindermann:

 

Il cormorano (Phalacrocorax) è un genere di uccello appartenente all’ordine dei pelecaniformi (Pelecaniformes). Si tratta di uccelli acquatici di dimensioni medio-grandi e grandi che nidificano in colonie e sono diffusi in tutto il mondo. La specie maggiormente diffusa in Europa è il Phalacrocorax carbo, che è presente con due sottospecie quasi indistinguibili, il Phalacrocorax carbo carbo (cormorano atlantico) e il Phalacrocorax carbo sinensis ("cormorano continentale"). I cormorani possono essere definiti specie di uccelli autoctone dell’Europa che vivono sia sulle coste marine sia nelle acque interne. Nelle zone interne i cormorani prediligono per lo più vaste superfici acquatiche, tuttavia per le attività di preda volano anche sui corsi d’acqua minori delle montagne medie. I cormorani sono uccelli migratori parziali che, dopo il periodo di riproduzione, compiono spostamenti migratori non regolari più o meno lunghi. In particolare, i cormorani che vivono nelle zone fredde-temperate dell’emisfero settentrionale in inverno sono soliti migrare per centinaia di chilometri a sud.

I cormorani si nutrono esclusivamente di pesce e hanno un fabbisogno giornaliero di 400-600 grammi di pesce. Questi uccelli sono "opportunisti alimentari" in quanto non hanno preferenza per determinate specie di pesci bensì si cibano dei pesci che sono di volta in volta più facilmente catturabili. Le prede più frequenti sono pesci con una lunghezza compresa tra 10 e 25 cm, tuttavia i cormorani possono predare anche grandi esemplari lunghi fino a 60 cm e con un peso di 1 kg.

I cormorani cacciano immergendosi in linea retta sotto la superficie dell’acqua e inseguendo attivamente la preda che afferrano con il becco per portarla in superficie. Poiché vivono naturalmente in colonie, spesso i cormorani per predare entrano in acqua in gruppi più numerosi. Solitamente ogni esemplare caccia da solo le proprie prede, tuttavia sovente i cormorani cacciano anche in gruppi da 25 fino a diverse centinaia di esemplari che accerchiano i pesci, motivo per cui può accadere che una parte cospicua delle risorse ittiche di determinate acque sia consumata in un arco di tempo relativamente breve. Considerando che i cormorani, in quanto grandi uccelli longevi, iniziano a nidificare solo ad un’età compresa tra i 3 e i 5 anni, è probabile che la popolazione complessiva in Europa sia di almeno 1,7 fino a 1,8 milioni di esemplari.

Tra l’altro, la direttiva Uccelli approvata nel 1979 (79/409/CEE) e le misure da essa derivanti in termini di protezione dei luoghi di cova hanno determinato un incremento eccessivo della popolazione di cormorani che nel frattempo si stanno insediando ben oltre i luoghi di cova tradizionali, in regioni in cui precedentemente non erano mai stati visti. In molte regioni dell’Unione europea l’eccessivo numero di cormorani ha avuto ripercussioni dirette sulle risorse ittiche locali e le attività di pesca cosicché la presenza dei cormorani è diventata un problema su scala europea.

Al fine di chiarire il problema delle risorse ittiche nelle acque costiere e interne è opportuno sottolineare che ogni anno i cormorani, la cui dieta quotidiana è costituita da 400-600 grammi di pesce, sottraggono alle acque europee oltre 300.000 tonnellate di pesce. In molti Stati membri questa quantità è di gran lunga superiore alla quantità di specie ittiche destinate al consumo che sono prodotte dalla pesca professionale nelle acque interne e dall’acquacoltura. Ad esempio, il consumo di 300.000 tonnellate è superiore alla produzione di pesce-acquacoltura di Francia, Spagna, Italia, Germania, Ungheria e Repubblica ceca nel loro insieme.

Le perdite sono particolarmente gravi per le specie di pesci che sono già a rischio quali squalo, temolo, naso e altri tipi di pesci che depongono le uova nella ghiaia nonché i salmoni giovani (Smolts). La pesca con reti non solo continua a essere colpita da possibilità di cattura ridotte, bensì subisce anche i danni diretti provocati dallo strappo delle reti.

Sinora non si è avuto un coordinamento a livello UE di tali misure, ovvero un’armonizzazione delle basi giuridiche nazionali in questo settore. Due progetti finanziati dall’UE nell’ambito del Quinto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo (FRAP, Framework for Biodiversity Reconciliation Action Plan, concluso nel 2006 e REDCAFE, concluso nel 2005) hanno affrontato, tra l’altro, anche il conflitto di interessi esistente tra la piscicoltura e la protezione degli uccelli nel caso dei cormorani, giungendo peraltro a conclusioni diverse.

A livello internazionale il caso dei cormorani è stato già discusso nel 1994 in occasione della riunione del Consiglio scientifico della Convenzione di Bonn che ha trasmesso una raccomandazione volta alla definizione di un piano di gestione della popolazione di cormorani, la quale tuttavia successivamente non si è tradotta in un piano di azione concreto.

Fin dal 1996 vi sono state prese posizioni ufficiali a livello comunitario per una strategia comune che consenta di risolvere l problema dei cormorani. Richieste concrete di un piano di gestione europeo dei cormorani sono state avanzate ultimamente (novembre 2007) dalla Conferenza di Bonn dell'EIFAC (European Inland Fisheries Advisory Commission della FAO). L'AFCA (Advosry Committee on Fisheries and Aquaculture) si è pronunciato anch'esso a maggioranza a favore di un simile piano.

Le misure sinora approvate nei singoli Stati membri mirano quasi esclusivamente a tenere lontano e allontanare i cormorani da determinate acque, deviandoli verso altre acque nelle quali il rischio di danno è ritenuto inferiore.

Tra i numerosi metodi applicati nella piscicoltura lagunare intensiva, la copertura con reti dei bacini minori si è dimostrata particolarmente efficace. Nei bacini più grandi e nelle acque libere, dove non sono attuabili coperture simili, l’efficacia delle misure è stata più tempestiva quando l’effetto dissuasivo è stato rafforzato dall’abbattimento di singoli esemplari. Ciononostante l’utilità di tutti i metodi di dissuasione, al di là del dispendio elevato, è limitata dal fatto che essi funzionano se il numero complessivo di uccelli nella regione è relativamente esiguo, in modo tale che questi ultimi possano trovare cibo a sufficienza in altre acque situate nelle vicinanze.

Fino ad oggi solo pochi Stati membri, e, ad eccezione della Danimarca, solo in singoli casi limitati, hanno acconsentito ad attuare misure e interventi nelle colonie di nidificazione.

La riduzione dei luoghi di cova è stato l’unico fattore che ad oggi ha permesso di contenere in maniera durevole la diffusione dei cormorani. Altre misure disponibili, quali la distruzione dei luoghi di nidificazione, la perturbazione durante il periodo di riproduzione nonché lo spruzzare le uova con olio, comportavano, per motivi diversi, costi troppo elevati e un impiego eccessivo di manodopera, oppure erano politicamente controverse per poter essere applicate in maniera sistematica.

Situazione giuridica

Il cormorano, in quanto uccello esistente in natura, rientra nella direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici. Contrariamente alla sottospecie Phalacrocorax carbo carbo (cormorano atlantico) che non è mai stata a rischio, inizialmente la sottospecie Phalacrocorax carbo sinensis (cormorano continentale) figurava tra le specie enumerate nell’allegato I per le quali sono previste misure di protezione speciali. Tuttavia, nel 1997 la sottospecie è stata cancellata dalla lista poiché, al più tardi dal 1995, non rappresentava più una popolazione considerata problematica.

Poiché il cormorano non rientra tra le specie che possono essere cacciate ai sensi della direttiva Uccelli (allegati II.1 e II. 2), la regolare attività venatoria è esclusa. Normalmente quest’uccello, al pari delle altre specie presenti in natura, gode di un livello di protezione pressoché totale garantito dal divieto di catturare o uccidere deliberatamente, danneggiare o distruggere deliberatamente nidi e uova, nonché di perturbare deliberatamente gli uccelli, segnatamente durante il periodo di riproduzione.

Ciononostante gli Stati membri, ai sensi della direttiva Uccelli, possono derogare a tali misure di protezione rigorose "per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque" oppure "per la protezione della flora e della fauna" sempre che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti. Tuttavia, ai fini dell’autorizzazione di una tale deroga, è necessario presentare prove fondate del rischio di "grave danno".

In assenza di prove convincenti relative ai danni causati ai territori di pesca e alla fauna e flora selvatiche che giustificherebbero una deroga, tali azioni sarebbero in contrasto con la direttiva Uccelli. Nella pratica il concetto di "grave danno" causato da un uccello sembra essere oggetto di diverse interpretazioni e pertanto richiede una definizione più chiara. Gli Stati membri, ovvero i paesi e le regioni, sono pertanto responsabili dell’approvazione di misure locali e regionali volte a ridurre i danni causati dai cormorani.

Si possono citare diversi esempi di misure attuate negli ultimi anni, di natura temporanea e geograficamente limitate: ad esempio, l’abbattimento autorizzato in determinate regioni (Svezia, Polonia, Italia, Danimarca, Austria), per determinati periodi (Romania, Estonia) oppure per quote stabilite (Francia, Regno Unito, Slovenia); autorizzazioni concesse caso per caso a favore di interventi nelle colonie di nidificazione (distruzione dei luoghi di nidificazione, sterilizzazione delle uova). Al contrario, alcuni Stati membri, che rivestono importanza anche quali aree di nidificazione (es. Paesi Bassi, Finlandia, Belgio), non autorizzano l’adozione di misure contro i cormorani nemmeno in caso di danni evidenti.

Il relatore ritiene che, sebbene la responsabilità principale in questo ambito competa agli Stati membri e alle loro strutture secondarie, le misure puramente locali e/o nazionali si sono rivelate inefficaci nel ridurre in maniera duratura l’impatto dei cormorani sulle risorse ittiche europee. Un approccio comune e giuridicamente vincolante, accettato e attuato a livello europeo, sarebbe non soltanto da accogliere con favore, bensì è assolutamente necessario, e non da ultimo fornirebbe maggiore sicurezza giuridica per tutti i gruppi di interesse coinvolti.

Un piano di azione e gestione coordinato a livello europeo appare essere, anche tenendo conto della grande mobilità del cormorano quale uccello migratore, l’unico approccio mirato, che non deve in alcun modo essere considerato in contrasto con gli obiettivi della direttiva Uccelli del 1979. Naturalmente un tale piano consentirebbe la salvaguardia degli obiettivi fondamentali di protezione della direttiva, in particolare il "buono stato di conservazione" degli uccelli. L’obiettivo non è la regolamentazione fine a se stessa della popolazione di cormorani, bensì quello di conciliare obiettivi diversi e assolutamente legittimi, nell’interesse dello sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche: protezione degli uccelli e conservazione della diversità dell’avifauna e della fauna ittica da un lato, l’interesse legittimo dei pescatori e dei piscicoltori per lo sfruttamento economico delle risorse ittiche dall’altro.

Per questo motivo è opportuno disporre di dati attuali e affidabili sulle effettive popolazioni di cormorani, poiché le cifre disponibili non solo sono soggette a forti variazioni, bensì spesso fanno riferimento a dati diversi (sottospecie, delimitazioni geografiche diverse, popolazioni nidificanti ecc.).

 


Il Parlamento Europeo il 4 dicembre 2008 approva tale proposta, leggi il  testo approvato

Il progetto CorMan, tutt'ora in corso, nasce per dare seguito ad alcuni punti evidenziati nel testo della Risoluzione Kindermann.

 

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